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Rivista99_Un dipinto inedito di Francesco Zucco

Ci sembra doveroso fare qualche riflessione intorno ad un pittore singolare ed importante quale è il bergamasco Francesco Zucco (Bergamo 1570/75-1627), anzitutto perché non merita di essere trascurato, in secondo luogo perché costituisce, insieme a Gian Paolo Cavagna ed Enea Salmeggia, la splendida triade che ha illuminato l’arte bergamasca tra il tardo ’500 e i primi decenni del ’600.
Va detto che, dei tre, Zucco è senz’altro il meno noto e il più trascurato dalla critica; ciò è alquanto singolare, specie se si considera che la storiografia antica, per mano del Tassi, lo definisce «valoroso artefice» e non esita a porlo «tra li molti eccellenti pittori ai quali è la città nostra debitrice per la fama e che, con le loro pregevoli opere, l’hanno accresciuta».
Il padre, sempre stando al Tassi, constatata la naturale inclinazione del figlio alla pittura, lo inviò alla «Scuola celebratissima dei Campi di Cremona», tornato dalla quale, perfezionò la propria formazione «sotto il nostro Moroni», rivelandosi «anco buon imitatore di quella maniera». Quest’ultima ipotesi appare del tutto priva di fondamento, come dimostra, nel 1978, il critico Franco Renzo Pesenti quando osserva che «lo Zucco, per essere scolaro del Moroni, morto nel 1578, avrebbe dovuto nascere almeno nel 1558». Ora, benché non esista, al momento, un documento che lo attesti, tutto lascia pensare che l’anno di nascita vada collocato «negli anni ’70». [...]