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Rivista98_Per Antonio Cifrondi

Attivo tra Bergamo e Brescia a cavallo tra Seicento e Settecento, Antonio Cifrondi (Clusone 1656 - Brescia 1730), coetaneo di Fra’ Galgario (1655-1747) e poco più anziano di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1689-1767) è ricordato dalle fonti come artista prolifico e di eccezionale rapidità esecutiva. Nella sua lunga carriera ha prodotto infatti un’impressionante mole di opere (più di quattrocento tra pale d’altare, cicli di affreschi, ritratti, scene di vita quotidiana) in gran parte ancora conservate nelle chiese e nei palazzi del territorio bergamasco e bresciano. Titolare di una ben organizzata bottega, per qualche decennio è stato uno dei dominatori del mercato artistico locale. Secondo Francesco Maria Tassi, suo primo biografo (1793), Cifrondi svolse il suo apprendistato presso un non meglio identificato pittore locale, tale Del Negro, prima di recarsi a Bologna a perfezionarsi nella bottega del celebre Marcantonio Franceschini. Nel 1679, all’età di ventitré anni, Antonio compie un documentato viaggio a Roma per il canonico viaggio “di formazione”. Le fonti settecentesche riferiscono anche di (non documentati) soggiorni a Torino e in Francia. Nel 1686-1687 è certamente operativo a Clusone. Negli anni a cavallo tra Seicento e Settecento è impegnato tra l’altro nella Parrocchiale di Cenate San Leone (L’incontro di Leone Magno e Attila, 1693), a Cerete Basso (tele dell’abside nella Parrocchiale 1695-96) e in Sant’Alessandro della Croce a Bergamo, ove realizza la grande tela con il Martirio del santo titolare (1698). In generale le sue opere, specie se indirizzate a una committenza periferica o con minori disponibilità, risultano sommarie e ripetitive; viceversa nelle occasioni più prestigiose sanno esprimere buone capacità narrative, intelligenza compositiva e una tecnica pittorica incline al virtuosismo. Lo stile del pittore è infatti caratterizzato da pennellate guizzanti e corsive, da impasti di materia pittorica liquida e da colori brillanti e luminosi di gusto già settecentesco. [...]