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Rivista96_Apparizioni Verdellesche

Che cosa sia realmente accaduto cinquecento anni fa nella campagna bergamasca, tra Osio, Verdello e Levate, non è ancora del tutto chiaro. I documenti dell’epoca sono davvero molti e ci restituiscono uno sconcertante susseguirsi di pubblicazioni, adattate di volta in volta ai diversi contesti in cui erano proposte.
Le prime versioni a stampa furono copiate da una lettera manoscritta nel dicembre del 1517 dal temuto condottiero Bartolomeo Martinengo, conte di Villachiara, e recapitata al suo amico Onofrio Bon, ambasciatore veronese in Venezia.
Nella lettera, il conte riferì di molte persone che sostenevano d’aver visto degli eventi straordinari, e che volle verificare di persona, raggiungendo il luogo con altri nobili per assistere al fatto. Dai boschetti che delimitavano un’ampia radura innevata nei pressi di Verdello, uscivano due eserciti di guerrieri armati di tutto punto, con battaglioni di cavalieri e fanti, e carri di artiglieria. I due schieramenti si fermavano fronteggiandosi, e i loro condottieri s’incontravano a metà strada per parlamentare, ma senza successo. Indispettito per il mancato accordo, il più importante tra i condottieri si toglieva il guanto di ferro e lo lanciava in aria in segno di sfida, e a quel gesto scoppiava il finimondo.
Gli squilli delle trombe e i rulli dei tamburi da guerra erano sovrastati dal frastuono delle artiglierie, e tutti i soldati combattevano aspramente, facendo volare in aria i corpi dei nemici fatti a pezzi. In meno di un’ora lo scontro terminava con la morte di tutti i combattenti, ma poi ogni cosa svaniva, per lasciare sulla neve solo le orme, con resti di fuochi. Tutto ciò si ripeteva per quattro o cinque volte al giorno, e le misteriose apparizioni accadevano già da vari giorni. […]