
Nel panorama pittorico italiano, quando si cita il cognome Cima, il rimando immediato è a Giovanni Battista Cima, detto Cima da Conegliano (1460-1518), raffinato artista veneto che realizzò un polittico a nove scomparti per la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo ad Olera, frazione di Alzano Lombardo, ai piedi della Valle Seriana. Proprio per questo motivo, anni fa era parso ovvio indagare una eventuale relazione con il più noto Cima bergamasco, Alvise (1643-1710), citato da tutta la bibliografia locale negli ultimi due secoli per la famosa veduta a volo d’uccello di Bergamo che campeggia su tutti i saggi, gli studi e le pubblicazioni che necessitino di una visione di insieme o anche solo di uno spaccato di essa per localizzare una porzione o circoscrivere meglio un sito della città medioevale e veneziana “avanti fosse fortificata” – come recita il cartiglio posto ai piedi della veduta prospettica – perché, anche se le repliche sono datate dal suo autore all’anno 1693, è chiaro come tutti gli esemplari siano stati tratti e rielaborati da cartografie o produzioni precedenti, forse addirittura quattrocentesche. La pianta prospettica detta comunemente “del Cima” è un unicum nel rendere l’idea della città di Bergamo prima e dopo la nuova connotazione architettonica e urbanistica impostale dalle cinquecentesche Mura veneziane, mirata a scandagliare per intero il tessuto cittadino, essendovi riportati chiese, conventi, monasteri, ospedali, orfanotrofi ed elementi della cinta bastionata, tutti affiancati da caratteri numerici e alfabetici rimandanti a due ordinatissime legende, distinte per gli edifici a destinazione sacra-caritatevole e militare. [...]