
Ho visto l’opera e parlato con l’artista, poi ho fatto alcune ricerche.
La parola Titolario è un neologismo adottato dall’autore-artista, il significato è chiaro, immediato e quasi lapidario, raccolta di titoli, con un certo effetto straniante, tra l’erbario e l’ossario, un po’ vintage e un po’ memory e anche un po’ schedario, breviario, dizionario, bestiario, glossario: questo per dire che siamo in presenza di una parola socievole, con una rete di contatti naturali.
Titolario in effetti è più di un titolo, indica una modalità, un approccio, un trattamento, una connessione all’interno di una trasformazione, come una traduzione, una riduzione, cioè un’azione artistica e/o intellettuale o comunque culturale di ri-mediazione e ri-significazione in formato diverso, condensato, compresso. Nel nostro caso, l’autore-editore GGY (pronunciato all’italiana, Gigi, alias Luigi Radici) ha selezionato 59 opere da lui create nel corso degli ultimi decenni d’attività, e di ciascuna, “ne ha fatto un libro”, letteralmente e materialmente, riducendo l’opera al titolo e associandola a formati editoriali standard, oggetti-libro di pura forma, privi di contenuto.
Così concepito, Titolario è un’opera-catalogo, un insieme di titoli, cioè di libri/titoli, che sono l’inventario e quasi l’autodenuncia di un “artista con data di scadenza” che però si è “dimenticato acceso”. Dice GGY: «L’operazione doveva essere concettuale, poi non ho resistito al richiamo». E dunque Titolario molto umanamente oltre a un corpo (concettuale) ha un animo (d’arte povera) e un abito (pop art). [...]