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Rivista 127_Federico Faruffini

[...] Protagonista di una vicenda personale drammatica, che ben testimonia l’inquietudine esistenziale della generazione postromantica, Faruffini era nato a Sesto San Giovanni nel 1833. Dei primi quindici anni di vita si conosce ben poco: solo qualche notizia documentaria delle nascite e morti precoci di alcuni fratelli. Per seguire gli studi di legge, ai quali i genitori lo hanno indirizzato, si trasferisce a Pavia, dove già abita Gaetano, il fratello maggiore a cui sarà sempre molto legato e al quale sono indirizzate buona parte delle lettere a noi pervenute. Nel 1848 comincia a seguire i corsi di disegno di Cesare Ferreri e dal 1851 frequenta le lezioni della Scuola Civica di Pittura diretta da Giacomo Trecourt. Trecourt è un ottimo interprete di una pittura dalla vocazione sentimentale, di gusto ancora romantico. Nel ruolo di direttore e insegnante, egli dimostra ampie vedute, favorendo a proprio modo quella vena innovativa che esploderà da lì a breve nella ricerca di suoi allievi quali Tranquillo Cremona e lo stesso Faruffini. A giocare un ruolo importante nella volontà di rinnovamento espressa da questi suoi alunni è certamente la sua amicizia con Giovanni Carnovali detto il Piccio, il genio irregolare della scena artistica dell’epoca, artista fondamentale per l’affrancamento dai retaggi neoclassici della pittura lombarda e dal modello hayeziano. La stima verso il Piccio Faruffini la condivide con un compagno di scuola di quattro anni più giovane, Tranquillo Cremona. «Tutti e due sommi pittori e scopritori di nuove vie» – come ricorda Carlo Dossi in una delle sue Note Azzurre – Faruffini e Cremona condivisero parte della loro esperienza artistica, anche se furono compagni di studi soltanto per un anno. La loro amicizia durerà anche negli anni successivi alla frequentazione scolastica pavese. Il maestro Trecourt li apprezza entrambi, ma non può esimersi dal chiedere l’espulsione di Faruffini per i suoi atteggiamenti irriverenti. Egli è impetuoso, impulsivo, presuntuoso, profondamente critico nei confronti del sistema. [...]