« vai al numero in edicola »

Rivista 127_Andrea Mastrovito

Andrea Mastrovito è uno degli artisti italiani contemporanei più prolifici: ha una ricerca multiforme, composta da disegni, videoanimazioni, frottage, lightbox, collage, lavagne e pareti incise, opere in vetro, lavori prodotti usando libri, ritagli di carta e fotocopie, performance. Per raccontare questo variegato scenario visivo, ha di recente lanciato il suo nuovo sito-archivio, che raccoglie questa vastissima produzione. Parlando con lui, mi è capitato di osservare che la fortuna ha voluto che realizzasse l’Agnus Dei a seguito, e grazie, a tutto questo, perché, in caso contrario, avrebbe corso il grande rischio di essere ingiustamente ricordato solo per il suo intervento alla Sagrada Familia, incisivo, ma uno di molti e, forse, non il più significativo. L’augurio è che questo artista possa usare questa responsabilità che la Storia gli ha concesso per far conoscere quanto ideato in passato, tra cui una produzione video notevolissima, e tutto quanto ideerà in futuro.

Andrea, quello che mi preme indagare con te in questa intervista è il tema della responsabilità.
Hai dovuto confrontarti con uno dei monumenti simbolo del mondo, la Sagrada Familia, indiscusso emblema della Spagna. Come hai vissuto questa incombenza così significativa?

Il punto di partenza imprescindibile è stato il confronto diretto con Gaudí e con la sua architettura “organica”: ho attraversato in lungo e in largo più e più volte la Sagrada Familia, l’ho osservata da vicino, accarezzandone i mille particolari della facciata della Natività, e da lontano per comprenderne la coerenza strutturale, geometrica e teologica e naturale col suo rispondere al variare della luce durante i vari momenti della giornata. Ho letto molti libri, sfogliandone moltissimi altri per impregnarmi della poetica del suo genio. A quel punto, imbevuto di tali stimoli, ho lasciato che l’intuizione facesse il resto, come faccio sempre, agendo in maniera quasi sinestetica: l’incombenza dopo tutto era solo ipotetica, in quanto si trattava di un concorso, seppur a chiamata, e quindi non era sicuro che il mio progetto venisse scelto. [...]