
“Dove eravamo rimasti?”. Parafrasando un popolare programma TV ancora in bianco e nero, ecco il museo d’arte contemporanea di Luzzana tornare su quella stessa ricerca pubblicata nel 2015: Giosuè Meli, la riscoperta di un “Gigante”, grazie alla quale, ora, può proporre alcune pregevoli sorprese. Fino alla diffusione di questa prima biografia di Giosuè Meli (Luzzana 1816 - Roma 1893) sapevamo che il maestro aveva lasciato opere, oltre che nella sua terra bergamasca, a Roma, Boston, San Pietroburgo e Regno Unito. Nei dieci anni trascorsi si sono rinvenute numerose altre sue inedite opere in provincia di Bergamo, a Napoli, in Francia, e nuovamente nel Regno Unito; capolavori che allargano ulteriormente l’orizzonte artistico entro cui ha operato lo scultore luzzanese. Ma la cosa più sorprendente è capire come sia riuscito un piccolo museo come quello di Luzzana ad acquisire ben tre di queste rarissime opere.
La più graziosa tra queste è il San Giovannino raffigurato come un bambino dai capelli ricci, discinto e turbato, con la mano sinistra alla fronte, con la destra che abbraccia un agnello e una foglia che ne copre il pudore.
È sdraiato in una radura erbosa ai piedi di un tronco da cui spunta un vigoroso germoglio: una classica rappresentazione che segna il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento. La figura del Giovannino prefigura il suo arduo compito di precursore del Messia, una missione di coraggio e responsabilità che dà seguito alla profezia di Isaia: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» (11,1). Questo passo, nella tradizione cristiana, indica la venuta di Gesù come discendente del re Davide, figlio di Iesse. [...]