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Rivista 126_Angelo Ceroni ritrattista

Da quando ho memoria il quadro di famiglia è sempre stato una presenza costante e un po’ misteriosa, di cui ogni tanto sentivo parlare dagli adulti. In casa, appesa in salotto, ne avevamo una brutta riproduzione in bianco e nero dai toni molto cupi. Ho poi scoperto che la stessa riproduzione, con la stessa cornice in legno laccato verde con filetto in oro, ce l’avevano in casa anche i miei zii, fratelli e sorelle di papà.
«È il quadro di famiglia – mi diceva mio padre –, sono i nostri antenati: l’uomo in piedi con la barba nera è Luigi Chiodelli, il nonno di tuo nonno, cioè il tuo trisavolo, poi c’è la moglie Elena e i loro sei figli». Infine concludeva con un sorriso: «Il bambino in braccio alla mamma Elena è mio nonno Gioachino».
Ricordo che da bambino faticavo a cogliere le parentele: il trisavolo con quella barba nera un po’ inquietante mi era chiaro, era il nonno di mio nonno, ma non riuscivo a capire come il bambino in braccio alla mamma potesse essere il nonno di mio padre.
Il Quadro vero, quello con la Q maiuscola, stava nella casa dello “Zio Carlo di Busto” (Arsizio), uno zio di mio padre che era stato il mio padrino di battesimo, ma che di fatto non avevo mai più visto e non sapevo nemmeno che faccia avesse (i rapporti familiari tra i Chiodelli erano all’epoca abbastanza tiepidi). Un bel giorno, avrò avuto forse otto anni, in visita domenicale con i miei genitori a Busto Arsizio, li ho visti entrambi per la prima volta, lo zio Carlo e il Quadro. Devo dire che lo zio Carlo non mi ha fatto una grande impressione: vecchio, pelato, con un gran nasone (i bambini, si sa, colgono l’essenziale). Il Quadro invece è stato quasi uno shock! Ricordo di essere stato impressionato dalle sue dimensioni, mi pareva (e in effetti è) enorme. [...]