
Nel panorama dell’arte contemporanea, l’opera di Silva Cavalli Felci si colloca in una dimensione di ricerca rigorosa e silenziosa, lontana da adesioni programmatiche e da tentazioni narrative. Nata a Bellinzona nel 1935, l’artista sviluppa un percorso lungo e coerente, segnato da una continua interrogazione sul rapporto tra gesto, materia e spazio, tra natura, danza e musica, intesi non come elementi separati ma come componenti di un unico processo conoscitivo. La sua vicenda artistica si costruisce per stratificazioni lente e progressivi spostamenti di senso, in un dialogo costante tra interiorità e forma. Ho incontrato solo di recente la sua opera, ma ne ho potuto immediatamente intuire la serietà e la portata simbolica. Da qui la necessità di approfondirne la figura nella convinzione che sia possibile avviare un inquadramento storico della sua ricerca e un processo di valorizzazione più ampio e articolato. L’occasione, per quanto necessariamente sintetica, appare dunque come un passaggio necessario per iniziare a lavorare sul suo profilo.
Cavalli Felci si inserisce pienamente nel contesto culturale del proprio tempo. Pur non avendo mai aderito a movimenti o gruppi artistici, la sua produzione dialoga con alcuni dei principali processi evolutivi dell’arte della seconda metà del Novecento, in particolare nell’ambito della sperimentazione materica e gestuale. Il suo percorso è autonomo, ma non isolato: si nutre dell’osservazione della realtà e del clima artistico in cui prende forma, evitando il rischio di una dimensione puramente introspettiva ma collegata allo spirito del tempo. [...]