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Rivista 125_Antonio Cifrondi nella chiesa di Santo Spirito

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Cenni storici
«Se la fecondità, e prestanza del pennello di Antonio Zifrondi fosse stata accompagnata da maggior diligenza e finimento, sarebbe certamente arrivato non dico a superare, ma bensì ad emulare quella del famoso Tintoretto…»: è del 1793 la prima e completa fonte che dobbiamo al Tassi sull’artista clusonese (Clusone 1656 - Brescia 1730) che cita anche il ciclo di dipinti realizzati nel lungo periodo in cui si trattenne ospite nel convento di Santo Spirito de’ Canonici Regolari per assolvere alle numerose commissioni di chiese cittadine. Una cinquantina di tele almeno (fra le circa 400 opere eseguite dall’artista più di 50 sono solo per Santo Spirito), oltre al progetto della decorazione di tutta la volta, che non fu poi eseguita, ma il cui modelletto, ammiratissimo dal Tassi, arrivò nelle mani del conte Giacomo Carrara e poi venne distrutto. Con la soppressione dei Canonici Regolari varie opere ebbero destinazioni diverse, ma fondamentale rimane questo ciclo per la ricostruzione cronologica del pittore: cinque delle opere tuttora presenti in Santo Spirito sono infatti firmate e datate 1701, fra queste le quattro prese in considerazione in questo progetto (nel San Giovanni scrivente tra le carte del tavolo - nel San Matteo e l’Angelo accanto alla clessidra - nel San Luca dietro al cavalletto - nel San Marco in cima alla colonna). [...]