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Rivista 125_Tarocchi

Nell’immaginario contemporaneo i Tarocchi evocano quasi automaticamente la divinazione, l’occulto, la promessa di una conoscenza nascosta che si svela attraverso simboli enigmatici. La loro associazione con la predizione del futuro è così radicata da sembrare originaria. Eppure, la loro storia comincia altrove. Per quasi quattro secoli i Tarocchi furono prima di tutto un gioco: un gioco complesso e raffinato, in cui la memoria contava più della fortuna e l’abilità prevaleva sull’azzardo.
Le carte da gioco erano giunte in Europa nel corso del Trecento, probabilmente attraverso l’Egitto mamelucco e la Spagna, e si erano diffuse rapidamente in ogni ambito sociale. Tra gli anni Trenta e Quaranta del Quattrocento compare una novità destinata a segnare una svolta: accanto ai quattro semi tradizionali – Bastoni, Coppe, Denari e Spade – è introdotta una sequenza di carte figurate chiamate “Trionfi”. Il termine, che designava tanto le carte “speciali” aggiunte ai semi tradizionali quanto l’intero mazzo, non è casuale. Nel contesto culturale del tempo richiamava immediatamente l’universo allegorico dei Trionfi, poema in volgare di Francesco Petrarca, e più in generale rimandava a una conoscenza simbolica diffusa, in cui virtù, passioni, poteri e forze cosmiche erano rappresentati in forma personificata. [...]