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Rivista 118_La chiesa di San Giuseppe a Dalmine

La chiesa di San Giuseppe sposo della Beata Vergine in Dalmine fu consacrata giovedì 19 marzo 1931: una chiesa all’apparenza semplice, severa, con il suo rincorrersi delle linee e dei profili curvi della facciata art nouveau; modesta solo all’apparenza però, dato che è ricca di un insieme di tanti piccoli gioielli di giovani artisti di area milanese che diventarono nomi importanti dell’arte internazionale. Essa fu voluta con forza da don Giuseppe Rocchi (1888-1941) sin dal 1921, quando giunse a Dalmine, e venne richiesta con insistenza negli anni successivi ai Camozzi-Danieli, ricchi possidenti della zona, alle autorità politiche e alla dirigenza della società metallurgica Stabilimenti Dalmine, acquirente dei terreni. La famiglia Camozzi aveva in paese anche una villa in cui era vissuto l’eroe risorgimentale Gabriele (1823-1869), anche se solo saltuariamente e negli ultimi anni di vita a causa dei suoi numerosi incarichi e impegni. [...] (Mariella Tosoni)

La realizzazione del “Villaggio modello” nell’area dello stabilimento di Dalmine viene affidata dal presidente della “Società Anonima Stabilimenti Dalmine” Mario Garbagni, all’architetto milanese Giovanni Greppi, che già aveva realizzato per lui una villa ad Ello, in Brianza. I due si erano conosciuti durante la Prima guerra mondiale, il Garbagni membro del Comitato di Mobilitazione Industriale3, il più giovane Greppi in qualità di sottotenente nel Genio Militare, ruolo in cui aveva realizzato una serie di disegni che illustravano le risorse e i mezzi impiegati dall’industria italiana nello sforzo bellico. Nel 1928 parte la realizzazione della nuova chiesa, che sarà consacrata il 19 marzo 1931, quando ormai Garbagni è scomparso, ma il corredo decorativo dell’edificio è già in gran parte completato entro il 1930. Si tratta di opere ancorate tra loro oltre che da una significativa sincronia, anche da un sottile filo rosso che accomuna gli autori fra loro e li lega alla committenza dell’intero complesso urbanistico e architettonico di Dalmine. [...] (Antonia Abbattista Finocchiaro)