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Rivista 114_Giacomo Manzù protagonista nel suo tempo

Nel 1969 NAC, periodico indipendente nato l’anno precedente per monitorare la situazione dell’arte contemporanea in Italia, dava la notizia dell’apertura della Raccolta Manzù ad Ardea: «la qualifica di “scultore tradizionale” non pare sufficiente ad escludere Manzù da una storia dell’arte che non è storia degli stili, ma storia delle opere: limitiamoci a constatare come il museo Manzù contenga più di un capolavoro e un capolavoro astratto dal proprio tempo (in ogni senso) non s’è mai visto: sarà problema di cercare i nessi, anche se non sono clamorosi».
Alcune osservazioni. La notizia appare su un periodico che si poneva l’obiettivo di censire sul territorio le iniziative di arte contemporanea; si rivendicava l’attenzione alla concretezza delle opere che vinceva sugli astratti schemi dello stile; in virtù di questo postulato la qualifica di “tradizionale” appariva limitante per Manzù; alle sue opere si riconosceva la qualità di “capolavori”; infine si rivendicava l’obbligo di cercare i nessi tra questi capolavori e la contemporaneità, pena la perdita di una vera Storia; e, ancor più acutamente, si avvertiva che l’assenza di quei nessi non significava inesistenza, ma aporia dell’osservazione critica.
Questi commenti, che potrebbero apparire pretestuose precisazioni, sono invero necessari ad introdurre il tema cruciale di una ricerca su Manzù. Perché l’invito a ricercare su di lui, con libertà di impostazione critica e attenzione scrupolosa alle opere attende ancora, a distanza di cinque decenni, un seguito che indichi finalmente quei nessi tra l’artista e il suo tempo. [...]