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Rivista 111_Il ritratto di Caterina Isotta Grumelli a Chiavenna

È lì, nella galleria dei ritratti valtellinesi di famiglia, ma quella tela riporta le fattezze di una bergamasca: Caterina Isotta Grumelli, la figlia della poetessa Isotta Brembati (Bergamo, 1533-1586) e di Gian Girolamo Grumelli (Bergamo, 1536-1610), il potente conte immortalato da Giovan Battista Moroni col suo abito da Cavaliere in rosa.
La donna è raffigurata frontalmente, sullo sfondo di un pesante panneggio di velluto rosso, a tre quarti d’altezza, con la mano destra portata sul petto a mostrare un unico piccolo anello con un castone quadrato. Davanti a lei, su un tavolo ricoperto da un broccato rosso, campeggia un cagnolino bianco a chiazze beige, ritto sulle zampe. Al di sotto dell’immagine una scritta recita «CHATERINA ISOTTA FILIA COMITIS IO. HYERONIMI DE GRUMELLIS/ UXOR NICOLAI VERTEMA DE FRANCHIS OBIT 1610» (Caterina Isotta figlia del conte Gian Gerolamo Grumelli/ moglie di Nicola Vertema de Franchi morì 1610). Nessun dubbio sull’identificazione della effigiata, di cui viene ricordato il nome del padre e quello del marito, Nicolò Vertemate Franchi, della «… ricchissima e nobile stirpe di mercanti-banchieri».
Ma chi è questa Isotta, cosa sappiamo di lei, e come mai ha contratto un matrimonio che l’ha portata così lontana da Bergamo?
Lei è la figlia minore di Isotta e Gian Girolamo Grumelli, uniti in matrimonio nel 1561, essendo vedovi e fra loro cognati poiché rispettivamente sposi di due fratelli: Lelio Secco e Maria Secco. Ricchi entrambi e dotati di grande prestigio personale, sembrano davvero contrarre il matrimonio del secolo nella città di Bergamo: lei poetessa affermata e nota in tutta Italia, lui addottorato a Bologna, amico personale di Carlo Borromeo e da lui nominato «Cavaliere Aureato», paiono dover dare inizio ad una eccezionale unione familiare benedetta da tanta prole, visto che Isotta aveva dato alla luce quattro figli dalla sua prima unione. Purtroppo però il destino disporrà diversamente, poiché i due figli maschi nati dalla loro unione muoiono in fasce, e resteranno in vita solo tre femmine. [...]