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Rivista 110_Giuseppe Albergoni

Visita alla bottega
Una tappa d’obbligo, quella nel posto di lavoro dell’artista.
Un tassello che non può mancare, foriero sempre di importanti informazioni. Di curiosità! Un’esperienza che ho sempre praticato in passato. Ricordo tra i tanti gli studi di Nicoli, Bertuletti, Normanni, Ajolfi, Poli, Cattaneo, Cornali, Longaretti, Costa e fuori provincia quelli di Bodini, di Tadini, di Dalisi.
Ubicati nelle abitazioni, nei sottotetti, negli scantinati perlopiù. Ordine, disordine in tutti. Cavalletti, tele, bozzetti, vernici, tubetti; scaffali ricolmi di oggetti, di libri; appese opere prime o predilette. Fotografie.
Il tutto a fornire un clima ideale per curiose conversazioni e per confronti.
Così lo studio-laboratorio di Albergoni. Una miniera di informazioni, diverso per persone e cose d’altri tempi, per strumenti e tecniche e linguaggi. Ma così: al piano interrato dell’abitazione, immersa nel giardino.Pareti ricolme di tele, di libri e di scaffali con colori in barattoli giganti; materiali d’ogni foggia: compensati, gesso e sacchetti e barattoli chissà con cosa dentro. Pochi pennelli. Nessun cavalletto di tipo tradizionale, sostituito da una struttura corpulenta, un grande tavolo rettangolare, al centro del grande vano, a sostenere tutto l’occorrente: taglierini, lime, collanti. Accessibile su tre lati, appoggiata sul quarto lato una indefinibile struttura verticale per la visione delle tavole “cammin facendo”.
In disparte mi incuriosiscono, dimenticati (?), alcuni foglietti con piccoli appunti a matita, timidamente colorati: bozzetti, riflessioni, promemoria.
E ancora mi incuriosisce una Crocifissione a tempera. L’opera prima di Giuseppe diciottenne. Figurativa! [...]