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Rivista 110_Lucia Albani Avogadro

Figlia di Laura Longhi e del celebre Gian Girolamo Albani, Lucia nacque a Bergamo nel 1534. A seguito delle nozze col conte Faustino Avogadro, nel 1550 si trasferì a Brescia e qui forse morì intorno al 1567, pianta dal «Desioso», dal «Sommerso» e dal «Solingo» nelle Rime de gli Accademici Occulti. Vissuta, dunque, nel ventennio centrale del sedicesimo secolo, Lucia Albani fu autrice di rime petrarchiste. Nel 1554 un paio finirono in una raccolta di poeti bresciani (II; VI), nel 1561 la poetessa partecipò alla silloge per la defunta Irene di Spilimbergo (XXX; XXXI). Se ad oggi, però, a suo nome si contano ben trenta sonetti e un madrigale, è grazie ai due codici della tradizione manoscritta, di cui si occupò, negli anni 1578-88, il cugino di quinto grado Claudio Albani. Claudio recuperò un codicetto di poesie [...], lo corresse in certi punti, scambiò di posto alcuni testi e lo consegnò a Giovanni Fortunato Lolmo, calligrafo bergamasco, che ne trasse un’elegante trascrizione. Foresti, l’unico che li ebbe entrambi sotto mano, pose quest’ultima a testo della sua stampa del 1903 e la chiamò un «leggiadro canzoniere». Ma con questa definizione si scontrano la tendenza del petrarchismo, di quello femminile in primis, ad eludere la «forma-libro (non diciamo la forma-canzoniere)», il fatto che l’ordinamento delle poesie non fu autoriale, i risultati di un’analisi testuale che, condotta in maniera approfondita, non ha rilevato alcun segno di un chiaro disegno macrostrutturale. [...]