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Rivista 103_Battista Mombrini

Di fronte ad un’opera dell’ingegno umano – un disegno, un dipinto, una scultura, un affresco, un mosaico, un basso o un altorilievo, un bozzetto, un’architettura, di qualunque stile e forma – il visitatore si sofferma come attratto da una calamita: tuttavia il richiamo è ben più elevato rispetto a quel che percepisce, parte dal cuore e dalla mente, è segnale misterioso e affascinante che agisce da stimolo irresistibile e trasmette impulsi, intuizioni, un florilegio di sensazioni. Nella forma – magari sgangherata, non necessariamente univoca – che si fa complice di emozioni si agitano e si nascondono sentimenti contrastanti. Di adesione o di disapprovazione, di consenso o di rifiuto: l’opera d’arte è strumento di contraddizione, nonostante il filo della esperienza che la sostiene. Uomo-artista, opera e fruitore diventano compagni di un viaggio comune. Nel primo rapporto fra il rappresentato e lo sguardo dell’osservatore si situa un valore da scoprire: la tensione che alimenta il gusto, l’interesse, l’attenzione, la risposta chiarificatrice dell’occhio, soprattutto dell’animo. Nasce e si riverbera la scintilla di luce che si confronta con il Bello e la sua manifestazione visiva. Scatta una dimensione inedita: mentre l’Autore propone, chi osserva avverte un intimo slancio. Si consolida una relazione che è misteriosa essenza, quanto le ragioni dell’Arte.
Così accade davanti alla pittura del Maestro Battista Mombrini, che suggerisce fra segni e colori un percorso d’espressione frutto di amore personale al racconto e di gioiosa partecipazione alla mediazione culturale che ne deriva. Ogni gesto nel quadro è sensibilità e musicalità di ritmi e movenze, che diramandosi ricamano storie, spalancano illuminazioni, aprono a contemplazioni, in definitiva ricercano la Bellezza: alfa e omega dell’Arte. [...]